Salve a tutte mie care lettrici ,

innanzi tutto prima di iniziare vorrei farvi sapere quanto sia difficile scrivere di se ,nonostante le milioni di volte che tra : pagine di diario, temi e ” descrivi te stessa in poche righe ” durante le prime lezioni di inglese , io mi sia trovata a dover parlare di me e della mia vita interrogandomi su chi io sia . Ebbene …. ancora non ci sono abituata , ma farò uno sforzo  .

Mi chiamo Renee Graziani , sono nata il 3 Agosto sotto il segno del Leone . Vivo a Giulianova : una piccola città che si affaccia sulla costa del Mare Adriatico e dietro di se , a pochi chilometri , le fa scudo il Gigante che dorme .

In poche parole sono la ragazza sicura di se e sorridente che vedete nella foto fissata in alto , ma non sono stata sempre così .

Fin dall’asilo mi sono mostrata subito una bambina molto vivace : ballavo , cantavo , tenevo testa ai bambini maschi e avevo paura delle punture .

L’ultima questione sembra non c’entrare nulla con il discorso e invece c’entra tutto , perchè quando era ora del vaccino mostravo il meglio della mia vivacità . Quando c’ero io la sala vaccini si trasformava in un’arena di combattimento e di corsa insieme : una volta messo piede nella stanza , non so come , ma in men che non si dica mi ritrovavo con : le infermiere , la dottoressa con in mano ancora la puntura e a seguire i miei , che correvano tutti appassionatamente dietro di me .

Naturalmente non poteva mancare la nonnina di turno che sedeva ridendosela , gustandosi la scena , senza pensare che anche i suoi nipoti che aveva affianco stavano guardando la stessa scena e ai loro occhi , dati gli sguardi , quella scena dove mi facevano la puntura in cinque per non farmi scappare non sembrava affatto esilerante .

A mia discolpa posso affermare che ero piccola , che da neonata ho dormito tutte le ore di tutti i giorni ed evidentemente cercavo di recuperare e che da come avete capito , avevo paura delle punture .

Arrivata alle elementari mi sono ritrovata con maestre molto rigide  e naturalmente una bambina vivace che quando le veniva detto : ” se non fai la brava ti porto in collegio ” , alla prima stava zitta facendo qualche smorfia , tornata a casa faceva ricerche e alla seconda , date i risultati delle ricerche , rispondeva : ” ma i collegi sono chiusi , non esistono più qui ” e con questa frase faceva crollare l’intero grattacielo sul quale la maestra aveva costruito la sua tattica intimidatoria , era , per l’insegnante ,  una bambina finita .

A ogni sguardo della maestra dovevo abbassare ancora di più il mio altrimenti sembrava una sfida agli occhi dell’insegnante e la sfida di certo non la viceva una bambina di sette anni .

Quando piangevo dicevano che le mie erano lacrime di coccodrillo , che ero la Duse , perchè era impensabile che una bambina che fosse tanto vivace e forte potesse essere altrettanto se non di più sensibile . Il peggio erano i compagni di classe che vedendo la maestra , che faceva così con tutti , ma particolarmente con me , ci marcivano sulla mia vivacità : qualcuno ha dato il calcio a qualcun’altro : è stata Renee . Volava uno schiaffo : Renee . Lo stesso valeva per :  grembiuli macchiati , astucci rotti e così via , che non c’entravano nulla con il mio tipo di vivacità . Poi i bambini si stancarono di scherzare tra di loro , allora ” scherzavano con me ” tanto non potevo reagire perchè se reagivo la colpa era tutta la mia .

Nonostante a otto anni la vivacità fosse già sparita , ormai ero etichettata e la ” nominata ” per così dire , mi seguì fino alle medie dove mi ritrovai nella stessa classe si può dire .

Alle medie i compagni erano quasi tutti gli stessi . Erano cresciuti ma alcuni di loro , in particolare una , no !

Lei mi fece passare tre anni dove se potevo essere al centro dell’attenzione era per sminuirmi e schernirmi .

Alla fine quando iniziai a non soffrirci più e mi feci fuori dalla scuola le mie prime amiche , lei iniziò a non avere più potere e a distanza di anni , non sapevo che sarei diventata anche una sua ”  amica di uscita ” dato che iniziò ad uscire con la mia , di cerchia di amiche .

Arrivarono poi gli anni del liceo , nuovi compagni , nuovi professori ed era il momento di presentare una nuova me : una ragazza calma , gentile e tranquilla . Però ,  evidentemente , mi mostrai troppo calma . Fui così tranquilla da non riuscire , nei primi giorni, a integrarmi in uno dei gruppetti che si erano formati e il fatto che suscitassi empatia nei ragazzi non aiutava affatto  . Fu allora che conobbi cosa volesse dire subire cattiverie questa volta per invidia .

A quei tempi si usava scambiarsi fogli e quaderni nei quali si tenevano conversazioni . Sarà stato per le mie vicessitudini passate , per l’istinto femminile , non lo so , ma sapevo che quel giorno su quel foglio stavano parlando di me e dovevo capire il perchè .

Così , durante la ricreazione , quando lo lasciarono sotto il banco poggiato come se nulla fosse , lo presi e dopo averlo letto dato il contenuto che metteva  loro in una posizione umiliante , decisi che era arrivato il momento di non essere più gentile e li minacciai di fotocopiarlo e appenderlo per tutto il liceo . Date tutte le persone che in quelle righe criticavano si sarebbero trovate in una posizione discutibile .

Con me due ragazze in particolare sembravano non sopportarmi proprio , tra le motivazioni c’erano anche : per come mi vestivo e camminavo impettita , ovvero a loro dire ” me la tiravo “.

Così scoprii che se ti vesti bene e cammini eretta non è perchè ami la moda e fai danza classica ma è perchè o te la credi o sei una poco di buono !

Non sto a dirvi le cose che mi facevano e le cose che sopportai durante tutto quell’anno , vi dico solo che dopo quella pagina almeno mi evitavano completamente , tanto che gli ultimi giorni di scuola non andai . Io , abituata tutt’ora ad andare ovunque anche con la febbre .

Le incontro ogni tanto . Loro mi parlano , scherzano , chiedono , fanno finta di nulla o perchè sono maturate e non ricordano o perchè forse non si rendevano conto delle loro parole e delle loro azioni . Peggio di loro però vi erano quelle che in classe facevano finta di nulla , provavano ad essermi amiche alle spalle delle capette e poi davanti andavano dove gli conveniva .

L’anno seguente non fui nella stessa classe , meno male, ma purtroppo ero segnata da tutto quello che mi era successo perciò neanche la classe che mi ha accompagnato per i restanti anni di liceo mi ha conosciuta davvero . Loro non erano come gli altri ma nemmeno io ero come prima . Me la prendevo facilmente e dato tutto quello che avevo passato , alla minima cosa ” sbottavo “e a momenti alterni la mia me tentava di riprendere le redini con rari successi , il che, credo , la cosa li confondesse molto .

Così i miei anni da studentessa si sono conclusi senza che nessuno mi conoscesse e mi accettasse per quella che ero .

Dopo anni e soprattutto grazie al blog sono riuscita a rincontrare me stessa e voglio presentarvela  .

Sono Renee Graziani , fashion blogger abruzzese , sono nata il 3 Agosto sotto il segno del Leone . Vivo a Giulianova : una piccola città che si affaccia sulla costa del Mare Adriatico e dietro di se , a pochi chilometri , le fa scudo il Gigante che dorme .

Sono la ragazza sicura di se e sorridente che vedete in foto . Sono forte e sensibile . Sono vanitosa ma anche timida . Guardo il futuro ma tengo alle tradizioni . Amo la moda , la danza , la recitazione  e naturalmente le cose carine . Ma amo anche leggere libri , scrivere poesie e addormentarmi sentendo il rumore della pioggia .

Ovvero sono un opposto vivente e ammetto sia difficile capirmi .

The Rose Strawberry non è soltanto un blog , ma è il mio mondo . Il mondo nel quale mi rifugiavo quando mi sentivo incompresa.

Un mondo dove tutte le mie molte passioni si incontrano .

Mi hanno sempre detto che dovevo scegliere : tra la danza e lo studio , tra le riviste e i libri . Se essere temeraria o dolce , buona o ribelle , ma ho capito che una persona non è una cosa sola . È una miriade di emozioni e sentimenti contrastanti che confluiscono tutti insieme all’interno di ogni uno di noi , rendendoci differenti gli uni dagli altri .

E se essere diversa significa essere ” la pecora nera ” ,  meglio essere di un colore dissimile che essere tutti uguali neanche fossimo capi realizzati in serie destinati ai grandi magazzini .
Per essere speciali bisogna trovare qualcosa che ci renda unici .
Spero che anche voi nei minuti che passerate qui potrete sentirvi come me : ispirati e pronti a rincorrere il vostro sogno qualunque esso sia , chiunque voi siate .
Spero che soffermandovi in The Rose Strawberry scoprirete quel qualcosa che avete e vi rende speciali .

Buona permanenza .

Renee Graziani